No man’s land

No Man’s Land

Location: Saletto di Breda di Piave (TV) + British war cemetery / Tezze di Piave (TV)
Concept: Elia Mercanzin + contributi di Manuel Da Ros, Luca Rodighiero e Nicola Grigoletto.
Riprese: Manuel Da Ros, Luca Rodighiero e Nicola Grigoletto.
Montaggio: Elia Mercanzin
Un grazie all’associazione Argine Maestro.

Com’è nato il video?

Gennaio/Febbraio 2015
L’approccio cinematografico alle mie canzoni c’è da sempre anche se per ovvie ragioni di mezzi, budget e tempo, tranne per alcuni casi, mi son dovuto accontentare di raggiungere le orecchie dell’ascoltatore.
“No man’s land” non è uno dei brani migliori dell’album; “migliore” inteso come pezzo trascinante, il singolo orecchiabile per il quale di solito si produce un video promozionale (come nel caso di “Fancy Girl”).
Tuttavia è cinematografico nel suo DNA: impossibile non sfruttarlo.

Mi organizzo per trovare una divisa militare d’epoca (andando fino a Ferrara per noleggiarla) e blocco le agende di tre amici per le riprese ancor prima di aver buttato giù uno storyboard di qualsiasi genere e cerco sul web idee per la location.
Location che in realtà avevo in pratica sotto casa: il fiume Piave.
Approfondisco, leggo, mi documento e mi imbatto in questa associazione, Argine Maestro, che sta recuperando trincee della prima guerra mondiale proprio lungo il corso del fiume, nell’ambito di un’opera di recupero della memoria storica.

In queste persone ho trovato una incredibile passione, gentilezza e disponibilità nel dare una mano, nell’essere presenti anche in una gelida domenica mattina.

Il Piave, “Fiume sacro alla Patria”, fù l’estremo baluardo difensivo dietro al quale l’esercito italiano si assestò dopo il disastro di Caporetto quando le sorti della guerra sembravano volgere drammaticamente a favore del “nemico” austro-ungarico.
Se fosse “passato il nemico” l’intero veneto sarebbe probabilmente stato perduto e con esso la guerra.
Nel giugno del 1918 su un fronte che partiva dal monte Grappa per finire sull’Adriatico, verso sud-est, lungo tutto il corso del fiume, si svolsero le battaglie decisive della prima guerra mondiale sul fronte italiano che portarono, nell’ottobre/novembre seguente, alla “vittoria” l’esercito del generale Armando Diaz.
Dove oggi la gente va a prendere il sole e a trovare un po’ di refrigerio in estate, il gruppo di armate austro-ungariche che presero parte all’offensiva di sfondamento accusò la perdita di 150.000 uomini fra morti, feriti, dispersi e prigionieri.
Gli italiani ebbero 27.660 feriti e circa 60.000 tra caduti e dispersi.

Nella mia visione, la pianura del Veneto orientale e i campi delle Fiandre occidentali sono collegati, uniti, nel medesimo tragico destino: assistere impotenti ad una inutile strage

Cosa unisce le Fiandre ed il fiume Piave? Scoprilo nella storia di un viaggio.

Immagino il Piave scaturire a nord, molto più a nord, oltre le Alpi; lo vedo scendere tumultuoso verso l’Adriatico, accogliendo da tutta Europa affluenti di sangue, morte, disperazione e distruzione.

2 Febbraio 2015, freddo, molto freddo.

Si arriva al giorno delle riprese con molto sano spirito di improvvisazione: l’ossatura del concept è chiara ma bisogna inventarsi al momento scene e inquadrature, non avendo potuto fare pre-produzione ne sopralluoghi, lottando contro il freddo e una brezza gelida che scende direttamente dalle alpi.
Il risultato che vedete è frutto, mi permetto di dire, di creatività e un di pizzico di talento, soprattutto degli amici che si sono occupati delle riprese.

 

Nel video di “No Man’s Land” non indosso una divisa di questo o quell’esercito: pantaloni e giacca sono austro-ungarici, mantella e berretto del regio esercito italiano, mostrine di fantasia.

Non prendo le parti di nessuno, non interpreto nessuno, non c’era nessun “buono”, nessun “cattivo” tra quei ragazzi che ci hanno rimesso la vita.

Semplicemente rappresento “il soldato”: la rappresentazione storica verosimile è servita da semplice pretesto narrativo per esprimere la mia vicinanza (il termine è inadeguato ma non ne trovo di migliori) a quelle persone, a quegli esseri umani sfortunati ed innocenti, ai caduti e ai sopravvissuti; trasversalmente a tutte le epoche, a tutte le battaglia, a tutte le nazioni, a tutte le patrie, a tutti vincitori e a tutti i vinti.

Questo video e questa canzone sono il mio modesto omaggio.

Questa canzone ha una sua storia. Scoprila.
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