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ciudad de la cultura

Recensione architettonica

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Ciao Elia,


… allora mi sono riascoltato la Tua musica, quella proprio fatta da Te. Come già anticipato, a me serve sempre più di un ascolto, con la gente, con le cose che vedo la prima immagine è sempre quella giusta (di solito è così), ma con la musica, non capisco perchè (forse perchè non suono, quindi la posso capire solo in parte), mi serve proprio che gli ascolti siano molteplici.

Ebbene, preamboli a parte, finalmente ho letto i testi e i testi mi sembrano molto molto belli.
Io l’inglese lo capisco poco, quindi mi sono letto i testi per bene, sul Tuo sito ci sono, quindi è stato facile ritrovarsi.. torna il tema della memoria, concepita su più livelli. questa sorta di introspezione che guarda molto al passato (e ne cambia il senso attraverso una percezione posteriore delle sensazioni) mi pare costante in tutto l’album.
I pezzi sono molto diversi, ma hanno questa sorta di filo conduttore (anzi, no.. chiamiamoli “fil rouge” che Ti piace, ahah!). e si legano bene, anche se hanno sfumature molto differenti.
quello dove la musica è meno preponderante, il cui testo trovo sia il più potenziale, è “consolation dealers”, dico potenziale perchè è come fosse un pezzo “aperto”, non ancora chiuso. ma molto molto stimolante anche per questo. è molto Tuo secondo me, come tipo di pensiero.. lo sviluppi bene anche se è come non volessi mettere una fine. leggermente ermetico, ma ci sta. lasci aperta l’interpretazione..
Anche gli altri devo dire che sono testi molto ben scritti, secondo me (poi è il solito discorso, io non ci capisco nulla, mi fa solo piacere dirTi che ne penso, visto che Ti sei sbattuto a mandarmi link e tutto quanto.. e visto che li ho molto graditi).

le tante declinazioni che assume questo album sono con alla base questa sorta di elaborazione di una nostalgia che Tu (molto probabilmente) dici di non avere, ma è come fosse sedimentata, non so spiegarTi! è come se avessi capito che “il passato non aggiusta il presente” e metti un punto su questa cosa esaltando il valore di tutti i tipi di memoria, senza affogarci dentro, o almeno tendando di non farlo, eheh.
Anche gli altri brani, sempre efficaci.. sui video Ti ho già detto.
“do you believe in shame” è contemporaneo, molto musicale, rimane in mente..
“look up at the sky” in qualche modo più classica, ma mi piace molto.
“fancy girl” per niente scontata, nè leggera come potrebbe sembrare visto il cambio di registro!
“blindness” un gioiellino.. una chiusura inedita all’album”.
“the antagonist” e “no man’s land” credo siano due pezzi portanti per Te.
Questo li rende un pochino “monumentali”, ma intelligenti.. diretti!

Per far meno i sofisticati, anche perchè non sono credibile.. ribadisco che hai una voce super!!
Sai lavorar perfettamente coi bassi, molto elegante. complimenti!

Tutti i pezzi è come se potessero portar a qualcosa di ulteriore. Pare Tu abbia questo gusto per la creazione di uno sfondo, e questo è molto bello. Diciamo che forse manca un po’ una gerarchizzazione interna per me che ascolto.. però questa omogeneità nell’ascolto si sposa con la diversità dei temi, probabilmente se avessi fatto temi più simili avresti potuto costruire una composizione “più classica” e fatta di parti più diverse all’ascolto. Non è che apprezzi le cose classiche, ma mi piace molto la costruzione di un insieme, va beh..
sto scrivendo troppo! ahah. non starai capendo una mazza, scusa. poi io mi incarto!!

L’autore di questo scritto è un giovane architetto, Valentino, che ho incrociato/conosciuto l’ultimo giorno di spedizione in Galizia, quella che doveva farmi fare un pezzo del cammino di Santiago (spedizione che non è andata come da programma… ma questa è un’altra storia…).
Non doveva essere un recensione vera e propria e infatti non lo è… ma la spontaneità della mail di Valentino e le cose che ha scritto mi sembrano meritevoli di essere condivise.
(la foto in testa a questo post è sua e l’ometto che invade il campo visivo sulla destra sono io; la location è la Ciudad de la cultura di Santiago de Compostela)
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