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Recensione by Rockit.it

  |   Basic Needs, Storie   |   No comment

Qui sotto trovate la recensione di Elena Rebecca Odelli su rockit.it:

“Please freeze a nice detail of me so the part becomes the whole” e si è già catapultati in quella girandola di dettagli che i Kissing Jude vogliono racchiudere nel’album “Basic Needs”.
E poco importa se quel piano nel ritornello rimanda a “Vorrei vederti soffrire” dei Ministri o che bassi, armonie e voce ricordano i Death Cab For Cutie. Tutto il disco è una strana sensazione appiccicosa e già sentita e “Do yo really know” è colma di un senso di deja vù.
Eppure i Kissing Jude hanno personalità e la dipingono come un ritratto tra “Portrait” e “Small Red Box”.
Sette tracce e profumo di nuovo, di estero. E di familiare allo stesso tempo. Un sax gira tra timpani e cuore in “Sinking Ship”, mentre le parole di questo Ulisse post-moderno si imprimono fino a costringere a canticchiare “I don’t Care about this sinking ship”.
Un sax per disegnare tra le note il movimento delle onde del mare, agitato dalle stesse sirene che non si vogliono ascoltare, magistralmente suonato da Kenneth Bailey.
Testi lessicalmente ricercati che conducono passo per passo verso mondi e anime dei quattro componenti del gruppo. Pianeti distanti che trovano le loro congiunzioni astrali tra note e armonie.
Bassi, sessioni ritmiche ed elettriche si incastrano perfettamente in quel cubo di Rubick che è “Hamster on a wheel”.
In “Every passing car” l’intro collide direttamente con il cuore.
Imperfettamente perfetta nella semplicità del suono anche l’elementare chitarra elettrica.
Si giunge così all’ultima traccia, radunando i ricordi mossi da questa “piccola scatola rossa”.
Pronta per essere riaperta ed ascoltata ancora.

Trovate la recensione originale > Recensione Kissing Jude – Basic Needs su Rockit.it

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